Interviste

 

               

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"Ci proponiamo di coltivare e di diffondere tra i giovani il balletto, quale espressione di arte e di cultura, strumento di elevazione e di liberazione, oltre ogni confine sociale e nazionale, momento dell'armonia e della bellezza che l'anima di ogni uomo ricerca"

            

 

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CONFERENZA SPETTACOLO PER GLI STUDENTI

    

  

A tu per tu con ... Liliana Cosi

1. Qual’è il suo approccio di artista con la "bellezza" ? Come la definirebbe ?

Come artista, ma anche come persona, sono sempre stata affascinata dalla bellezza. Da tutta la natura, dalle opere d’arte, dalla musica, dai colori.Ma proprio come artista mi son sempre resa conto come è difficile raggiungere la vera bellezza. E definirla è impossibile, sarebbe come definire Dio. E’ immensità, è verità, è fantasia è armonia, è novità è amore pieno. E’ quanto di più universale ci sia sulla terra!

2. Forse più che altre arti, la danza esprime la bellezza come armonia, armonia del corpo, armonia di un insieme ... E’ d’accordo ?

Certamente. E non solo del corpo tra tutte le sue membra e i suoi segmenti, ma tra il corpo e i sentimenti, e i suoi ideali, volontà, aspirazioni. E’ quanto di più concreto e di più completo ci sia, tra le arti! Poi quando la danza diventa spettacolo unisce altre arti come la musica, i giochi di luce, i colori dei costumi, le forme della scenografia, le idee del soggetto e il tutto assieme a molti altri. Il tutto amalgamato dal lavoro, dal sudore, dal continuo perfezionamento della preparazione che ‘paga’, se così si può dire, la riuscita. E’anche scuola di vita!

3. Com’è avvenuto l’incontro con il Movimento dei Focolari di Chiara Lubich ? Cos’è cambiato nella sua vita ?

E’ avvenuto all’età di 21 anni nel momento più importante della mia vita, quando diplomata alla Scala avevo già sperimentato la difficoltà dell’ambiente, che fin d’allora mi si era rivelato senza ‘valori’, e dopo un primo stage a Mosca dove scoprendo la bellezza di un altissimo livello artistico, intravvedevo d’istinto, una strada che mi rinnamorava dell’arte, e che vedevo capace di ‘elevare’. L’incontro con Chiara Lubich mi ha letteralmente cambiato gli occhi, la mentalità. Il poter amar Dio attraverso l’amore verso tutti, il vedere Gesù in ciascuno, persino nel nemico, in qualsiasi volontà di Dio, mi ha dato una tale libertà e una tale carica da immunizzarmi dalla parte negativa dell’ambiente. Non ho mai pensato di ‘far carriera’, ma solo di amare Dio, facendo anche la ballerina. E quando ho capito che la mia strada era seguire Chiara, in pochi mesi, proprio a Mosca mi si è aperta la carriera. Più tardi lessi dei pensieri di Chiara sull’arte, che ancor più mi illuminarono la nostra vocazione: "L’artista è forse il più vicino al santo, perchè se il santo è tal portento che sa donare Dio al mondo, l’artista in certo modo, dono la creatura più bella della terra, l’anima umana". .

4. In che misura la bellezza ci rimanda a Dio, ci "indica il cielo" ?

Sant’Agostino ne parla magistralmente arriva a dire che Dio ha creato la bellezza nel mondo, per farsi gradito all’uomo. E ancora Chiara quasi contempla: " E mi parve che l’arte assurgesse a un’altezza mai pensata e il bello fosse, come il vero e come il buono, materia prima del regno celeste che ci attende, e che gli artisti veri avessero, senza saperlo, una missione apostolica. Coi loro capolavori d’arte ci donano angeli invisibili e silenziosi che ci indicano il cielo..."

5. Ha letto la recente Lettera del Santo Padre agli artisti ? La sorprende che un Papa avverta l’importanza di rivolgersi direttamente al mondo dell’arte ?

Sì ho letto la lettera del Papa tutta d’un fiato. Già conoscevo altri suoi pensieri sull’arte, e anche di Paolo VI, ma certamente questa lettera supera tutte le precedenti, per l’ampiezza, la chiarezza, la profezia, l’amore per gli artisti e per l’umanità. Mi ha sorpreso la tempestività, proprio quando era più necessario che la Chiesa riaprisse questo colloquio nella verità.

6. Qual’è il sogno di Liliana Cosi, artista e "amante del bello" ?

Contribuire a far più bella la terra, il luogo dove abitano gli uomini, fin da quaggiù. Così era il Paradiso terrestre e ... dopo la Redenzione, questo può essere ancora possibile. Ma vorrei che tutti gli artisti scoprissero la chiave: che è l’amore al dolore. L’arte è un grande atto d’amore per molti.


5 ottobre 1998

Intervista di Stefania Tanesini in occasioni dei vent’anni dell’inaugurazione della sede del Centro d’Arte Coreografica fondato da Liliana Cosi e Marinel Stefanescu a Reggio Emilia

1. Vent’anni di vita artistica, vent’anni di scuola di balletto: una generazione di ballerini nati e cresciuti con lo stile e i valori della "Scuola Cosi-Stefanescu". E’ possibile tracciare un bilancio professionale e artistico?

Se i bilanci e le statistiche dicono poco nelle attività economiche, figuriamoci in una attività artistica! Dire che abbiamo fatto 1500 spettacoli, in 350 città italiane e 50 estere, migliaia di allievi, un centinaio di diplomati, 30 nuove creazioni, 70 spettacoli all’anno, decine di migliaia di giovani avvicinati in spettacoli creati per loro, sono titoli aridi. Mentre l’"aria" che l’altra sera tutti hanno respirato e goduto in teatro, quella è una realtà che tocca l’animo, e da gioia. Quale deve essere un bilancio di un artista? Non lo sapremo mai, c’è troppo divario tra quello che lui vive e dà e quello che spesso il mondo ricerca. Un bilancio artistico dovrebbe tener conto di quante persone ha aiutato ad essere più serene, a quante ha indicato la bellezza di un modo di vita più armonioso, quante ha incoraggiato verso il bene. E ciò è impossibile.

2. L’esperienza della Compagnia si pone indubbiamente nell’arco di questi vent’anni come una sfida, un’alternativa rispetto ai percorsi artistici e alle sperimentazioni contemporanee. Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a scegliere una carriera artistica che comunemente verrebbe considerata di secondo piano?

Credo che ne io ne Stefanescu abbiamo scelto di fare un tipo di carriera piuttosto di un’altra. Tutti e due in età giovanile ci siam trovati a debuttare ai massimi livelli e da qui la carriera internazionale, ma è stato dal nostro incontro che si è intravisto che si poteva dar vita a qualcosa di nuovo. Proprio come succede nella chimica. E’ vero, è molto raro che ciò succeda nel campo artistico, succede più spesso nel campo economico per un interesse di denaro o di potere. Qui invece l’intento era puramente artistico, portare la bellezza dello spettacolo di balletto a tanti, e non solo ai privilegiati abbonati ai palchi della Scala, e poi cercare di formare le generazione dei futuri artisti, attraverso quanto noi stessi avevamo imparato negli studi, nella carriera, e nella vita. Non abbiamo mai pensato che tutto ciò potesse essere di secondo piano. Era quanto abbiamo desiderato di fare, perchè ci sentivamo spinti a farlo.

3. Qual’è il valore più importante che la scuola vuole trasmettere?

Molti sono i valori intrinsechi allo studio della danza classica, ma forse il più importante è quello di cercare di trasmettere l’armonia agli altri. Sotto queste due parole ‘armonia’ e ‘altri’, c’è una filosofia, una scienza, esperienze vissute, ispirazioni, un modo di essere, un modo di agire, una disciplina, una ascetica, una mistica, è il coinvolgimento totale di tutta la persona e di tutta la sua vita.

4. La Compagnia propone una nuova corrente artistica in cui il coreografo Stefanescu si avvale dello stile neo-classico. Perchè questa scelta? quali sono i tratti principali di questa nuova corrente che, pur affondando le proprie radici nella danza classica, vede coreografie strettamente legate ai fatti di attualità come l’intenso omaggio a madre Teresa di Calcutta?

Stefanescu: Secondo me classico sta per "perfetto". Quindi se diciamo neo-classico intendo dire un nuovo modo di tendere alla perfezione, all’armonia. Nella storia i grandi, scultori, compositori, ecc. sono stati classico/moderni, vedi Michelangelo e altri. Oggi siamo in una situazione tremenda perchè non arrivando più a tali perfezioni, i finti o pseudo autori/creatori, si nascondono dietro diverse classificazioni. L’importante comunque è il livello, non lo stile. Riguardo l’attualità, è sempre casuale, sono ispirazioni, che toccano, poi l’importante è come si traducono in opera d’arte. Così è anche per quando dipingo un quadro. Nel balletto comunque la principale ispirazione viene sempre dalla musica. Nello specifico caso di "Ricordo di Madre di Calcutta", da tempo ero stato colpito dal Requiem di Mozart Lacrimosa e avevo desiderio di metterlo in scena, con la morte di madre Teresa, mi si chiarì l’ispirazione, sarebbe stato per lei.

5. Dalla tournèe in Cina, alla rappresentazione nell’aula Paolo VI davanti al Papa, alla platea dell’UNESCO, alle Conferenze-Spettacolo nelle scuole di tutta Italia. Pochi artisti possono vantare platee tanto varie sia culturalmente che ideologicamente. Che cosa vi spinge a questa apertura verso il pubblico a 360 gradi, qual’è il vostro rapporto col pubblico?

Penso che sia insita di ogni vero artista l’apertura a 360 gradi. Anzi se si potesse a 361 gradi! Noi crediamo profondamente all’universalità dell’arte, non teoreticamente ma realmente. Quando siamo stati in Cina a rappresentare "Risveglio dell’Umanità", è vero che ci hanno molto apprezzati, credendo addirittura che ci fossimo preparati studiando il taoismo, così pure fu in Libano, dopo aver visto "Dialogo con l’Infinito" ci chiesero se avevamo fatto apposta quel balletto per la storia del Libano, ma in quegli ambienti noi abbiamo conosciuto anche la loro arte nazionale, che ci ha profondamente colpiti, era di una bellezza emozionante, coinvolgente, era qualcosa che toccava di dentro, era universale. Il rapporto col pubblico dipende dall’atteggiamento e dalla preparazione che precede l’evento artistico. Non si crea solo lì al momento dello spettacolo. Anzi, lo si crea e nasce prima, nelle lunghe ore di preparazione, perfezionamento e ricerca, sempre nell’incertezza dell’inadeguatezza diquello che si fa. A questo proposito le cito una frase di Gabriela Mistral, cilena, premio nobel per letteratura tratta da un suo originalissimo ‘decalogo dell’artista’, che mi sembra esprima bene questo rapporto: 10° -"Da ogni creazione ne uscirai con vergogna, perchè è stata inferiore al tuo sogno, e inferiore a quel sogno meraviglioso di Dio che è la natura".

6. Riaccendiamo un tratto di storia personale: il momnento in cui, da una prestigiosa carriera artistica internazionale acclamata, due étoile decidono di dare vita a una scuola e a una compagnia. Quale spinta interiore, oltre che artistica, vi ha mosso?

In questo caso dobbiamo rispondere separatamente.

L.C. In quegli anni si iniziavano sperimentazioni già di cattivo gusto anche alla Scala, ed io in qualità di prima ballerina étoile, avevo anche una certa autonomia di scelta, e quindi per un paio di volte con delicatezza evitai d’interpretare alcuni ruoli o balletti che mi venivano proposti, e che ritenevo non consoni al mio concetto di ‘arte’= arte per elevare il pubblico. In questa sutuazione l’esperienza di un lavoro con Stefanescu per il primo festival della Valle D’Itria a Martina Franca nel 1975, fu decisivo, capii che quel tipo di coreografie nuove, quelle tematiche, pur scostandosi dal classico, proponevano spunti elevati. Fui felice, mi si spalancò una prospettiva che credevo impossibile, creare nuovi balletti, anche moderni, ma che non offendessero la persona, come mi capitava di vedere attorno a me, ma anzi la nobilitassero, nella bellezza. Per me quindi non è stato un lasciare, ma un iniziare a operare in altra sede.

M.S. Io son sempre stato un po’ fuori dai binari, ero primo ballerino a Zurigo, ma sognavo continuamente nuove coreografie. Incontrando Liliana, parlandole di musiche e di nuovi balletti che sarebbero stati possibili, non so come, (nella mia testa, come immagino qualcosa, lo vedo già realizzato, senza calcolare), trovai in lei sintonia e fiducia, non pensava fossero utopie, ma mi aiutò a realizzarli. In questo aiutarono anche tanti amici di Liliana. Tutto poi venne di conseguenza. Non erano le mie prime coreografie, in Romania mi ero già cimentato fin dall’età di 17 anni, ma qui in occidente non c’era ancora mai stata l’occasione. La scuola in realtà venne dopo aver trovato la sede per la Compagnia. In fondo il livello della Compagnia dipende sempre dalla preparazione degli elementi che la compongono, noi inizialmente avevamo ballerini di 12 nazionalità con differenti scuole, era molto difficile amalgamarli. Certo che se provenivano da un’unica scuola sarebbe stata altra cosa. Un’idea, un sogno, un lavoro enorme, e anche qui trovai sintonia con Liliana, che mi rivelò che dopo esser stata a Mosca a studiare, aveva in segreto il desiderio, un giorno, di aprire una scuola, per dare quella formazione completa e artistica che aveva scoperto nelle scuole dell’Est.


Intervista a Liliana Cosi, in occasione del rilancio della Scuola di Balletto fondata a Reggio Emilia con Marinel Stefanescu, per gli esami d’ammissione.

1. La cultura classica, le arti più nobili, sono realmente in crisi nel mondo giovanile di oggi?

Questo è il pensiero di alcuni esperti, così si direbbe anche da un’analisi che di recente un uomo di cultura del calibro di Solgenitzin ha pubblicato. Io posso invece riferire la mia e nostra personale esperienza in un’attività che ci vede tutto l’anno a proporre spettacoli di balletto classico in tutta Italia, e con una Scuola professionale di balletto aperta 10 mesi all’anno in Reggio Emilia, con allievi provenienti da tutta Italia e anche dall’estero. Potrei portarle dei numeri: pochi giorni fa 2500 giovani entusiasti hanno gremito 5 spettacoli di uno dei balletti del repertorio classico "Coppélia". La nostra Compagnia in vent’anni ha rappresentato 1365 spettacoli in ogni tipo di teatro da quelli lirici ai palasport, in 350 città italiane e 70 all’estero, la Scuola di Balletto è regolarmente frequentata da ragazzi e ragazze, più di un migliaio in vent’anni. Forse l’esistenza della nostra realtà dimostra di per sè che l’arte più classica nel campo della danza, il balletto, mantiene il suo fascino nella gente e nei giovani, ancora oggi. Sono i mass-media che cercano di rimuovere il naturale gusto delle persone verso l’armonia e il bello, ma invece questo c’è in tutti, e quando trovano come appagarlo sono tutti felici. Così avviene al termine dei nostri spettacoli, tutti hanno una faccia contenta e c’è chi dice, e non sono pochi, che addirittura gli è passata la stanchezza.

2. Tra i vostri allievi, visto che fra poco ci sarà l’esame d’ammissione per la frequenza ai corsi professionali, gira anche voce che la vostra scuola sia molto dura, come si accostano a questo studio?

Onestamente in questi vent’anni c’è stata una flessione nel numero degli iscritti, ma io direi che i motivi sono da ricercarsi più in profondità, come nel minor numero di nascite, e in una fragilità fisica e psichica tipica della nostra nuova generazione, ma chi si accosta alla nostra Scuola, viene presto conquistato. Da che cosa? Forse dalla bellezza d’impegnarsi, di far fatica, sì di far fatica, per creare qualcosa di bello. L’artista è colui che regala attimi di gioia di sogno al pubblico, è colui che è capace di educare il gusto del pubblico, e questo è un compito affascinante per un giovane. Compier bene un esercizio diventa un raggiungimento ambito, se ne capisce la preziosità, sanno quanto i maestri lo apprezzano!

3. Non avete mai pensato di integrare le vostre materie di studio, dato che mi consta che oltre alla danza classica si insegnano altre discipline, con la più diffusa danza moderna? forse attirereste più allievi.

E’ l’artista l’educatore del pubblico, non è il pubblico a dettare la legge del mercato. Questa è sempre stata una fortissima convinzione di Stefanescu ed anche mia. Alla danza moderna ci si può accostare benissimo anche dopo il diploma in danza classica. E’ sempre possibile per un buon ballerino classico interpretare una coreografia moderna, ma non viceversa. Allo studio della danza classica noi accostiamo lo studio delle danze di carattere, che sono le danze popolari di molti paesi d’Europa, studiate in forma più classica, e anche lo studio delle danze d’epoca. Queste materie sono di grande arricchimento per un’artista. Il repertorio moderno, preso in se stesso è molto limitativo, se invece è espresso da chi possiede tutta la tecnica della danza classica, può aggiungergli una maggiore espressività. In realtà il nostro ‘balletto classico’, cioè le coreografie di Marinel Stefanescu di questi venti anni, richiede lo studio di base della danza classica, ma poi si esprime con molta più libertà e fantasia, superando certamente i soli canoni accademici, ma sfruttando tutta l’espressività del corpo. Del classico, rimane l’essenza: l’armonia, più moderna, nuova, ma sempre armonia.

4. Le famiglie dei vostri allievi, la pensano come voi? o avete a volte dei contrasti? Non hanno forse diverse pretese, dato che in fondo è una scuola privata a pagamento?

Ormai anche le scuole pubbliche possono considerarsi a pagamento, vedi quella della Scala che per i primi tre anni costa di più della nostra. Nei primi anni dall’apertura di questa Scuola, sono stati molti i colloqui con i genitori dei nostri allievi, bisognava loro insegnare una nuova mentalità ‘artistica’, e non commerciale. Artistica, per noi comprende anche e soprattutto l’aspetto umano della vita e dell’educazione, quindi qualcosa che coinvolge tutta la persona e tutte le ore della giornata, non certo solo le poche ore al giorno dedicate allo studio della danza, che anche se fatte tutti i giorni, non bastano sicuramente.

5. Come riuscirebbe a sintetizzare il vostro particolare stile di insegnamento artistico?

Le nostre duplici e differenti culture hanno alcuni punti forti in comune e uno di questi si potrebbe chiamare così: l’arte è sempre qualcosa di sacro, perchè è un dono che l’artista fa al pubblico. Come quando si va in cerca di un regalo per un amico, lo si cerca con cura pensando che sia bello ma anche che sia utile, e in più lo si confeziona addirittura con della bella carta e col fiocco, così è per una qualsiasi opera d’arte, anche per uno spettacolo di balletto! I nostri allievi pian piano assorbono questa ‘filosofia’, piace e si impegnano a viverla, e li fa felici.